Counseling familiare

Quando i ruoli genitoriali e le relazioni tra le parti si sono talmente irrigiditi tanto da aver creato un muro di silenzio ricco di tensioni e continui litigi è il momento di richiedere un intervento familiare.

Il fine del counseling familiare è risolvere il malessere tra i membri, anche se il motivo per cui spesso viene richiesta è il disagio emotivo che viene manifestato attraverso dei sintomi da uno dei figli. 

In realtà ciò che accade è che quest’ultimo si assume senza volerlo l’onere di mostrare agli altri componenti il suo disagio che viene percepito in modo diverso dagli altri membri.

Ovviamente quando parliamo di un disagio soprattutto di figli minorenni e/o anche piccoli è inevitabile che sia l’intera famiglia a soffrirne.

Una famiglia è sempre legata da un vincolo affettivo, per cui i membri sono intimamente legati sia nelle gioie che nelle sofferenze vissute.

Da questo si deduce che un disagio vissuto da uno dei membri in qualche modo si rifletta sull’intero nucleo familiare.

Il compito del counselor familiare è quello di accompagnare i membri della famiglia all’ascolto attivo, a un dialogo reciproco, riconoscere le dinamiche disfunzionali e al cambiamento creando un nuovo assetto familiare che libera i membri dai ruoli rigidi e dai blocchi comunicativi per ristabilire un benessere familiare e individuale

Quando chiedere un counseling familiare?

In caso di:

Come si svolge il Counseling familiare?

L’obiettivo del lavoro con la famiglia è quello di lavorare sulla comunicazione, rimuovendo il blocco comunicativo o la carica conflittuale, rendendola capace di fluire in modo flessibile tra i membri con il fine di ricreare un clima di serenità e complicità in cui tutta la famiglia collabora nuovamente a degli obiettivi comuni.

E ciò si raggiunge solo se tutti i membri si “mettono in gioco”, diventando parti attive del processo di evoluzione e della nuova storia familiare.